Valorizzare la propria professionalità senza dare nulla per scontato.
Mia sorella è avvocato, mediatrice familiare, life coach e counselor.
Sono davvero molte le competenze che condivide con chiunque le chieda un consiglio e lo fa senza far scattare il tassametro. È un lato prezioso del suo carattere: la generosità.
Ma cosa accade quando le persone iniziano a dare per scontata una gentilezza? A credere che solo perché bastano due minuti non sia nemmeno il caso di fare il gesto?
Un grazie detto di sfuggita sembra più che sufficiente, tanto per lei è semplice.
Eh no. Non è semplice affatto. Ha studiato anni per sviluppare le sue competenze e fatto pratica per diventare brava. Sono serviti un po’ più di due minuti.
E allora come mai, troppo spesso, tendiamo a sottovalutare la fatica quando non è la nostra?
È un errore commesso in buona fede, ma è un errore.
Sono editor, ghostwriter, coach e counselor, ma sono soprattutto abituata a dare una mano a chi me la chiede, ad essere di aiuto quando posso.
Il punto è: qual è il limite? Da quale momento in poi dobbiamo mettere un freno alla disponibilità e valorizzare la professionalità?
Come mai l’idraulico che arriva, stringe un bullone e se ne va dicendo “Cento euro grazie”, è talmente pieno di lavoro che quando io ho bisogno di lui mi mette in lista d’attesa neanche fosse un ristorante stellato?
Perché è arrivato, ha individuato il problema e lo ha risolto. Il suo valore sta nel risultato che ha ottenuto, non nel tempo che ci ha messo; anzi, meno tempo serve più è prezioso il suo contributo.
Un mediatore trova un terreno comune su cui aprire un dialogo. Un elettricista individua il filo da tagliare e quello da collegare.
Un ghostwriter sceglie le parole per dar voce a un messaggio. Frase dopo frase, il suo compito consiste nell’entrare nella testa di chi legge e di chi “scrive”. Deve essere chiaro, efficace e in grado di cogliere il registro espressivo dell’autore.
L’editor lavora su un testo già sviluppato per comprenderne le potenzialità e i limiti. Affianca l’autore nel perfezionamento della sua opera pur restando entro certi confini.
Essere scelti per scrivere o editare un libro è un onore e una sfida.
Strutturare un manuale di crescita personale o redigere un testo per posizionare un professionista nel suo mercato di riferimento sono attività che svolgo spesso e la mia più grande soddisfazione arriva quando l’autore dice: “È proprio quello che volevo scrivere io, solo che non sapevo come.”
Essere coach e counselor aiuta a comprendere le sfumature, ma non è scontato. Né aprirsi, né essere compresi. Nulla va dato per scontato.
Ne parlavo l’altro giorno con un’amica; stavamo condividendo gioie e dolori dei nostri mestieri e lei si lamentava del fatto che a volte i clienti partono dal presupposto che sia tutto dovuto.
Quando vai al ristorante puoi chiedere altro pane, ma se vuoi l’acqua ha un prezzo, un bicchiere di vino anche, ogni portata ha un valore.
Per quale motivo non dovrebbe essere lo stesso con la scrittura, l’editing, il copy, l’insegnamento e tutti gli altri mestieri?
Io credo che ogni cosa si possa fare in molti modi, ma riassumendo in macro categorie riconosco un approccio orientato al compito e uno orientato al risultato.
Nel primo caso ci accontentiamo di fare quello che ci è stato chiesto senza ragionare più di tanto sul significato delle nostre azioni, nel secondo andiamo in profondità e non solo individuiamo l’obiettivo finale, ma ci impegniamo per raggiungerlo nel modo più efficace possibile.
Mentre chiacchieravo sono stata colpita da un’immagine che mi ha fatto ridere e ho detto: “Beh, la prossima volta che qualcuno mi chiede di mettere dei grassetti, visto che tanto è cosa da poco, anziché leggere il testo con attenzione e scegliere parole strategiche da evidenziare per far emergere un secondo livello di lettura, potrei fare come Pollock. Prendo una manciata di bold e la lancio sul foglio, poi vedo a quali parole si attacca.”
Magari potrei dare il via a una nuova corrente artistico-letteraria. Magari tra qualche tempo i miei testi varranno come i suoi quadri. Magari!
Scherzi a parte, mi permetto di dare due consigli.
A chi ha bisogno di un editor o di un ghostwriter: diffida di quelli che accettano qualunque richiesta senza porsi domande o porti condizioni. Spesso sanno a priori che non metteranno la dovuta attenzione nello svolgere il compito per cui li stai interpellando.
Ai miei colleghi: non svalutate il vostro lavoro per il timore di perdere un incarico. L’impegno paga sempre ed è giusto che la qualità venga riconosciuta, anche a livello economico.