Coach & Counselor

La comunicazione etica come rispetto di sé e degli altri

Come schermarsi dal potente Confundus a cui siamo sottoposti ogni giorno

Il confine tra libertà di espressione e manipolazione dei fatti è molto sottile e per niente preciso: varia da persona a persona.

Ognuno di noi si relaziona alla realtà in maniera unica, sia dal punto di vista oggettivo – per quanto possa esserlo una prospettiva personale – sia dal punto di vista soggettivo.

Innanzitutto chiarisco cosa intendo quando utilizzo questi due termini. 

Con oggettivo definisco ciò che è riconducibile a parole, azioni, comportamenti che possono essere descritti in maniera asettica. Con soggettivo mi riferisco all’interpretazione cognitiva ed emozionale di ciò che è stato rilevato a livello fenomenologico.

Il concetto è più semplice da comprendere attraverso un esempio.

Una persona che sbadiglia sta oggettivamente compiendo un’azione che tutti possono riconoscere con facilità e descrivere a grandi linee nello stesso modo. Ma il significato attribuibile a quel comportamento può cambiare a seconda di chi lo guarda. Può essere interpretato come stanchezza, fame, disinteresse o magari come un riflesso condizionato. Da cosa dipende? Dal contesto emozionale e cognitivo nel quale ci muoviamo nel momento in cui assistiamo alla scena. 

Siamo a una conferenza? Potrebbe essere disinteresse. 

È tardi? Magari si tratta di stanchezza.

Mi occupo di scienza comportamentale? Forse la persona in questione ne sta guardando un’altra che sbadiglia e si sono attivati i neuroni specchio.

I significati che si possono associare alle azioni altrui sono numerosi e quasi sempre influenzati dalla prospettiva di chi li guarda. 

Ma perché ci interessa sapere questo?

Perché quando non siamo consapevoli di ciò che si muove dentro di noi a livello cognitivo ed emozionale, non siamo in grado di interagire con l’esterno in maniera pulita ed efficace.

Trattare il tema della comunicazione etica in un solo articolo è un’impresa titanica che non mi sognerei mai di intraprendere, perciò mi limiterò a riflettere su quella piccola frazione di argomento che riguarda la consapevolezza personale. Spesso le difficoltà relazionali derivano dall’incapacità di guardarsi dentro per trovare i punti fermi intorno ai quali costruire le proprie opinioni. Ecco il motivo per cui, a mio avviso, molte persone adottano uno stile comunicativo disfunzionale.

Non ho un’opinione chiara riguardo a una certa situazione ma voglio comunque esprimermi a riguardo? Non c’è problema, adotto un punto di vista che sento affine senza approfondire davvero il mio sentire. Senza farmi domande che presupporrebbero poi la ricerca delle risposte.

Tralasciando per un attimo il fatto che anche il motivo per cui ci sentiamo in obbligo di avere sempre qualcosa da dire sarebbe un tema interessante da esplorare, focalizziamoci sul fatto che siamo così abituati a cercare tutto online, che a volte speriamo di trovarci anche le nostre opinioni. Quando non le vediamo, ci accontentiamo di riciclare qualcosa che ci assomigli.

E invece la comunicazione etica trova origine nella consapevolezza del sentire, nella chiarezza delle posizioni personali e nel desiderio di perseguire un intento, anche solo quello di esprimere una riflessione. Senza imporla.

I social strabordano di opinionisti; alcuni più interessanti di altri, alcuni in grado di argomentare e altri più bravi a nascondersi dietro assunti discutibili. Riuscire ad emergere in un contesto del genere è impegnativo, ma se desideri dare un contributo alla comunità virtuale di cui fai parte, l’unica possibilità è che tu sia consapevole di ciò che è vero per te.

Il primo passaggio, qualunque sia l’argomento di cui vuoi scrivere, è fare chiarezza rispetto a ciò che credi, alle domande che ti poni in merito e alle risposte che trovi dentro di te.

Il secondo è esprimere il tuo pensiero a prescindere da quello che pensano, dicono o scrivono gli altri, argomentando con garbo il tuo punto di vista.

Il terzo consiste nell’accogliere con curiosità e rispetto tutte le reazioni che il tuo scritto susciterà in chi ti legge. Potrai ricevere apprezzamenti da chi la pensa come te, domande o provocazioni da parte di chi è interessato ad approfondire il tema e critiche più o meno educate da chi ha una prospettiva differente. 

La comunicazione etica parte da dentro ma deve arrivare fuori.

Rispettarsi comporta avere piena consapevolezza del proprio sentire e darsi la possibilità di esprimersi a livello profondo. La capacità di essere presenti a se stessi implica, in genere, la disponibilità a lasciare agli altri lo spazio di cui hanno bisogno per contribuire al dialogo.

Essere in contatto con il proprio sé non è scontato, è una ricchezza che spesso richiede anni di ricerca interiore, ma per cominciare puoi fare una cosa molto semplice. Quando vuoi dare voce ai tuoi pensieri, prima di farlo chiudi gli occhi, fai un respiro profondo e chiediti: come mi sento in questo momento? Per quale motivo? Cosa voglio comunicare? Quale contributo darò se esprimo il mio punto di vista in questo modo?

Poche ma fondamentali domande che annullano il potente Confundus nel quale siamo immersi ogni giorno.

Ah, se per caso hai le idee chiare ma non sai bene come comunicare sui social, ti consiglio di leggere l’articolo di Federica, ti sarà molto utile.

1 thought on “La comunicazione etica come rispetto di sé e degli altri”

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *